Telelavoro e qualità della vita

Una immagine tipica di telelavoratriceMentre Repubblica.it lo elenca come aspetto isolato in sondaggi a compartimenti stagni che ignorano l’interazione fra le relative voci (mi spiego più avanti), qualcuno ne evidenzia l’aspetto addirittura pericoloso in fatto di sicurezza. Sto parlando, come avrete capito dal titolo, del telelavoro, quello che gli americani chiamano anche telecommuting (da quando Jack Nilles ne coniò il neologismo) e conoscono dagli anni Settanta e che in Europa e soprattutto in Italia, non a caso, stenta a decollare in quanto chi dovrebbe promuoverlo ne ignora i numerosi vantaggi. Ma partiamo dal sondaggio di Repubblica.it, dove alla domanda Cosa potrà migliorare in futuro la vostra qualità della vita? si risponde scegliendo almeno tre degli aspetti elencati, molti dei quali sono appunto anche un effetto collaterale del telelavoro, e più precisamente un miglioramento nell’uso dei trasporti pubblici (meno affollati dai pendolari), un minore inquinamento (meno automezzi di pendolari in giro), più tempo libero (recuperato dai mancati spostamenti per recarsi a lavoro e tornare a casa) e volendo esagerare anche l’aspetto familiare e della sicurezza, dal momento che una maggiore presenza nel proprio domicilio riduce l’eventualità di furti e vandalismo in case incustodite e aiuta l’ambiente familiare con una maggior presenza del genitore in casa.
Quanti degli oltre seimila votanti al sondaggio hanno percepito questa interconnessione? Sicuramente pochi, visto che il telelavoro, nei risultati, è all’ultimo posto… e intanto, come dicevo all’inizio, c’è chi lo stigmatizza addirittura definendolo una fonte di problemi per la sicurezza. Di questo passo le aziende italiane ed europee in generale finiranno per guardarlo con sospetto, invece che ignorarlo semplicemente…

4 Responses to “Telelavoro e qualità della vita”
  1. Paul Emical* Says:

    Purtroppo il problema c’è, e non dipende tanto dalle tecnologie adottate, quanto piuttosto dalla cultura della sicurezza prossima allo zero dell’italiano (e tralasciamo le mie solite polemiche circa la rimanente parte della cultura degli italioti). Il telelavoro è uno strumento eccezionale, ma va saputo usare, lo si DEVE usare, in maniera responsabile.

  2. BDB Says:

    Hai centrato il bersaglio: più precisamente cultura della sicurezza informatica, che dove manca addirittura la cultura (diciamo la base, va’) dell’informatica è difficile che esista, del resto…
    In ogni caso se un’azienda vuole assegnare a un dipendente un PC da usare _solo_ per il lavoro, può anche blindarglielo e monitorarglielo, previa autorizzazione del dipendente, ovvio.
    Se poi lui lo usa per chattare e visitare siti Web che al posto dei link hanno dei trojan, c**i suoi… e si prende le dovute conseguenze.
    Quando, invece, si parla di telelavoro inteso come creazione di servizi e prodotti da parte di un libero professionista che li fornisce al committente/cliente, credo che il lavoratore sia libero di usare il _suo_ compure come gli pare, ovviamente a patto che non si lasci sfuggire informazioni riservate sul materiale che sta preparando.
    Certo, se tutte le aziende costringessero i loro tele-dipendenti a lavorare su dei Mac, i problemi di sicurezza si ridurrebbero _enormemente_ ;-)

    BDB

  3. Paul Emical* Says:

    Insomma, il datore di lavoro dovrebbe prendere il dipendente ‘per le mele’… ;-)

  4. Jack Says:

    No, Paul, piuttosto prendere ‘le mele’ per il dipendente :-D

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