Digital divide, analog divide

Il digital divide e il progressoSi dibatte tanto sul ‘digital divide’, quando l’emarginazione nella nostra penisola ha radici ben più… analogiche.
L’Italia è un paese rurale, ammettiamolo, con tutti gli svantaggi tecnologici che ne derivano. Chi vive nelle città e nei capoluoghi non si rende conto della spaventosa massa umana disseminata in centri abitati dove manca il lavoro, manca la tecnologia, mancano le prospettive… è vero, manca l’inquinamento e lo stress tipici delle metropoli, ma in compenso ci si stressa per altre cose. Per esempio, per i Km (a volte oltre 100!) che bisogna percorrere per accedere a sportelli e sbrigare pratiche burocratiche oppure frequentare una scuola superiore, per il cattivo (quando non assente) segnale dei cellulari o delle trasmissioni televisive, satellite a parte, oppure per l’assenza di connessioni a banda larga.
Le statistiche parlano chiaro: su un totale di 8.101 comuni italiani sono oltre 6.000 quelli con meno di 5.000 abitanti, mentre sono 3.644 quelli che ospitano circa 2.000 anime (praticamente quasi la metà dei comuni italiani!). Ma c’è di più, perché queste poche migliaia di abitanti in realtà non esistono: eh già, proprio così, perché nessuno si prende la briga di controllare quanti cittadini vivono realmente nel comune in cui continuano ad avere la residenza (per un motivo o per un altro). Se non conoscete queste realtà ‘rurali’ (un termine per niente fuori luogo) vi starete chiedendo dove sarebbero finiti questi ‘abitanti’ che, seppure conteggiati, non esistono.
Chiedetevi, piuttosto, come si (soprav)vive in un comune di 2000-3000 abitanti. Se si tratta di un comune che ha la fortuna di trovarsi entro una collocazione a sfondo turistico, almeno per una delle sue frazioni, e se la popolazione ha spirito imprenditoriale ed è stata ‘educata’ a gestire il turismo, almeno per uno-due mesi l’anno si vive bene, si lavora e si guadagna discretamente. In tutti gli altri casi ci sono due alternative: vivere ai limiti dell’indigenza o partire per cercare lavoro e un futuro altrove.
L’hanno fatto i nostri bisnonni, i nostri nonni, i nostri genitori e persino noi. Probabilmente lo faranno i nostri figli. A volte si tratta di qualche anno, come nel mio caso (quasi 4 anni a Milano, poco più che ventenne, e quasi 3 anni a Roma più di recente). Oggi l’emigrazione comincia con gli studi universitari (a volte addirittura alle superiori) e quasi sempre continua con la successiva ricerca di un lavoro, anche perché i ragazzi, una volta ‘assaggiata’ la vità di città con le sue mille sfaccettature, difficilmente riescono a tornare nel paesino di origine dove la vita, si sa, ha un tenore che se per la mia generazione può ancora avere un senso, per le attuali e future non vale la pena di essere vissuta.
Lo so, queste erano le critiche e le lamentele, ma le soluzioni? Il documento che trovate sul sito di Symbola ne espone diverse, secondo me tutte valide, ma credo che ci sia soprattutto da lottare perché le istituzioni riescano a ‘vedere’ questa gigantesca parte del Paese tanto ignorata e magari facciano qualcosa per limitare certe situazioni disagiate prodotte da eventuali ‘monopoli’ (come quello sulle telecomunicazioni, per intenderci).

2 Responses to “Digital divide, analog divide”
  1. Francesco Says:

    E’ proprio cosi’, confermo! Dalle mie parti (Siracusa) ci sono molte zone ancora non coperte dall’adsl. Se ti vuoi connettere o usi il 56k o ti attacchi (lasciamo perdere le soluzioni iper-costose).
    Mio fratello l’ha fatto apposta, ha telefonato tutti i giorni al call-center telecom facendo la domanda: “allora, oggi siamo coperti?”.
    La risposta era sempre la stessa: “ci stiamo lavorando, forse il mese prossimo …”
    Se non ricordo male l’ha fatto per piu’ di una settimana … ormai ci ridevamo su :)
    Comunque, ancora oggi la zona non e’ coperta. Considerando che le richieste son state fatte piu’ di un anno fa … andiamo bene :S

  2. BDB Says:

    Qui da noi alla fine l’ADSL è arrivata, per cominciare a 640k ma è già qualcosa: io da 15 anni e passa uso l’ISDN, sia a casa che in ufficio, e fra il canone aggiuntivo e le flat varie ho speso cifre da capogiro, spesso vanificando il lavoro che con la linea e con Internet mi sforzavo di portare avanti. A dire il vero si sta diffondendo anche il wireless, grazie all’impegno di una piccola ma aggressiva azienda della provincia di Salerno, e forse anche per questo Telecom si è data da fare per portare al più presto l’ADSL, come è già successo in altre zone ‘rurali’. Chissà perché, questo arrivo della banda larga sembra portare una ventata di civiltà e progresso, o almeno questa è la mia sensazione… :-P

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